Halloween Killer

La recensione di Unknown Pictures

Info

Anno

2004

Regista

Jeff Lieberman

Durata

96 minuti

Genere

horror

Valutazioni

Visione solitaria

35/50

Visione in compagnia

40/50

In breve

Douglas è un bambino di circa nove anni che non eccelle in quanto ad acume (non sono cattivo, guardate il film e mi darete ragione). È un grande fan del videogioco “Satan’s little helper”, in cui il giocatore deve assistere il diavolo nel compiere ogni sorta di malvagità e questa sua passione lo spinge a travestirsi da aiutante di satana in occasione di Halloween. Passeggiando per il quartiere nota un signore che posiziona delle decorazioni molto realistiche (cadaveri finti) fuori da una casa, lo avvicina e si offre di fargli da aiutante. Il problema? Quelle non erano affatto decorazioni e Douglas si è appena offerto di assistere un vero, folle serial killer.

Douglas e l’assassino

Commento

Il budget basso si fa notare in alcuni punti e la trama è semplice, ma tutto ciò non ha importanza: questo film mi è piaciuto molto. L’idea mi ha intrigato e il black humor è ben mischiato con l’elemento “horror”. Avrebbe potuto essere una vera porcata, invece è stato realizzato con cura, catturando l’attenzione dello spettatore con diversi colpi di scena, mai fuori luogo. Vi segnalo la presenza di alcune scene splatter/violente che, per quanto evidentemente finte e legate alla trama del film, allontanano dall’elemento di black humor in favore di quello horror e potrebbero non piacere.

L’assassino mentre posiziona le “decorazioni”

La scena più bella

Carrello della spesa (41 minuti)

Douglas e l’assassino hanno appena fatto la spesa: dolcetti, corda, coltello e altri strumenti di tortura (normale, no?) e stanno rientrando a casa. Giunti in un parcheggio, si divertono a investire persone deboli (una donna incinta, una col passeggino e un cieco) con il carrello per la spesa che hanno rubato. Il tutto è condito dagli strilli di gioia di Douglas, che conta anche i punti conseguiti tramite ognuna di queste crudeltà, come avviene nel suo videogioco. La scena, di per sé crudele, è un perfetto esempio del black humor del film: ci viene presentata come un innocente momento di svago dei due protagonisti.

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